Kirkjubour, antico centro spirituale delle Faroe

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Kirkjubour - Faroe © Andrea Lessona

Kirkjubour - Faroe © Andrea Lessona

Sferzato dal vento dell’Atlantico, il tetto in erba di Roykstovan resiste al tempo: da 900 anni copre la casa colonica di Kirkjubour, il villaggio sulla costa occidentale dell’isola di Streymoy nell’arcipelago delle Faroe.

Fu il mare in burrasca a lasciare qui il suo legno antico: tagliato in Norvegia, fu gettato sulla costa faroese dopo il naufragio della nave che lo trasportava. Abili mani lo scolpirono e innalzarono questo edificio.

Abitata per 18 generazioni sempre dalla stessa famiglia, Roykstovan – oltre a essere una casa colonica – è diventata anche il museo del villaggio di Kirkjubour. Di solito, è aperta tutti giorni in estate. Non oggi, però.

I suoi proprietari sono andati a Tórshavn, la vicina capitale delle Faroe, e l’hanno lasciata chiusa in compagnia delle altre abitazioni colorate dal tetto in erba. Non faccio fatica a contarle: sono molto meno delle cinquanta che puntinavano la costa sino al XVI secolo.

Poi, una tempesta le spazzò quasi tutte via, e Kirkjubour perse di importanza: il maggior centro spirituale delle Faroe, sede episcopale dell’arcipelago dall’XII secolo al 1538, andò via via perdendosi.

Come la cattedrale di San Magnus: i resti che ho davanti testimoniano il suo passato glorioso, lacerato dall’abbandono. Di fianco, si trova Sant’Olav: risale al XIII secolo ed è la più antica chiesa operante nelle Faroe.

A cento metri da entrambe le costruzioni, lungo la costa vicino al mare increspato, si intravedono i ruderi erosi del terzo e più giovane edificio ecclesiastico di Kirkjubour. Solo il vento la visita tutti i giorni.

Secondo un’antica leggenda, confermata da documenti, re Sverre di Norvegia crebbe qui. All’età di cinque anni, il futuro sovrano norreno arrivò nel villaggio dove soggiornò in caso di Roe, fratello del padre e vescovo dell’arcipelago.

Sempre a Kirkjubour, il giovane studiò per il sacerdozio e venne ordinato. Ma la vita religiosa non era adatta a lui. Saputo dalla madre che suo padre era in realtà re Sigurd II di Norvegia e non Unås, un fabbricante di pettini, lasciò le Faroe per rivendicare il trono.

Di quel tempo lontano, qui resta solo un ricordo sbiadito: oggi, i pochi abitanti rimasti continuano a fare su e giù col trattore lungo la strada principale del villaggio. Trasportano fieno per i loro animali e legna per scaldarsi dal freddo dell’inverno che soffia dal mare.

Per approfondire:
Wikipedia

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