“La mia vita su un’isola deserta delle Faroe”

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La casa di Bjoern Patursson sull'isola di Koltur, Faroe

La casa di Bjoern Patursson sull'isola di Koltur, Faroe

Di lui avevo letto per caso su internet. Una di quelle strane combinazioni di serendipità che ogni tanto ti regala la rete: cerchi una cosa, ne trovi un’altra.

Così, dopo aver dato un’occhiata veloce alla pagina web, ho deciso che dovevo saperne di più. E gli ho scritto. Settimane di silenzio. Poi il bip della posta in arrivo mi ha annunciato la risposta: Bjoern Patursson era felice di raccontarsi.

La sua storia sembra appartenere a un tempo lontano. Uno di quei ritorni al passato che non ti aspetti da un uomo moderno. Impiegato in una società casearia a Torshavn, capitale delle isole Faroe, nel 1994 vede un documentario su Koltur, un’isoletta deserta abbandonata al vento dell’Atlantico.

Quattro anni prima gli ultimi abitanti l’avevano lasciata per sempre. Bjoern pensa di realizzare il sogno di una vita e chiede al governo di rilevare il terreno. Firma il contratto e parte con la moglie, Lukka, sino ad allora segretaria. Lasciano ai parenti le due figlie, Malan e Kára. Inizia l’avventura.

I due “naufraghi volontari” prendono possesso definitivamente del loro regno nel 1997. Un regno vulcanico fatto di vento che sferza le scogliere a picco sull’Atlantico. Spesso è avvolto da nebbie pesanti che lo nascondono agli occhi ciechi dell’elicottero che la collega per portare rifornimenti di prima necessità.

Bjoern Patursson e la moglie a Koltur, Faroe

Bjoern Patursson e la moglie a Koltur, Faroe

Un’esistenza semplice: piccole cose, dense di significato. Almeno per Bjoern. “Non cambierei mai questa vita per nulla al mondo” mi ha scritto nell’e.mail.

Vivono in una vecchia fattoria circondati da circa 170 pecore, cani pastori, 26 bovini scozzesi e una dozzina di polli che scorrazzano liberi sui 2,7 chilometri di terra.

Gli avevo chiesto anche come trascorre le giornate sull’isola. “Semplice – mi ha detto -: allevo il bestiame e mi occupo dei turisti quando vengono su Koltur”. Sì, perché il suo obiettivo è anche quello di valorizzare il patrimonio naturale dell’isola. E grazie all’impegno “oggi – sostiene fiero – è conosciuta in tutto il mondo”.

Il sogno di quest’uomo è semplice quanto ambizioso: “Fare di Koltur un parco naturale vivente un posto eco-sostenibile per turisti”. Gli ho chiesto anche se ogni tanto ha contatti diretti con qualcuno. “Certo che sì, con tutto il mondo: ho internet veloce e la televisione”, mi ha scritto con tre punti esclamativi.

E, visitatori a parte, vede qualcuno? “A volte vengono a trovarci le nostre figlie e i nipotini. Ma durante il periodo invernale siamo soli”. Soli. Lui e la moglie. Dopo aver letto la sua breve storia non ho potuto fare a meno di chiedergli perché. Cosa spinge un uomo a questo grande passo.

“E’ uno stile di vita. Qui ci sentiamo a casa, in compagnia della natura. Abbiamo un lavoro che amiamo. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per noi”. E ha aggiunto: “Qui c’è pace e serenità. Possiamo stare insieme e trovare noi stessi”. E ha concluso con cinque punti esclamativi.

Per approfondire:
Wikipedia

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